Vicolo dei Lavandai
Il vecchio lavatoio coperto in pietra. Uno scorcio di Milano popolare rimasto identico a un secolo fa. Da vedere la mattina presto, quando non c'è nessuno.
I Navigli non sono un quartiere qualsiasi di Milano. Sono il pezzo di città che, per ottocento anni, ha tenuto in piedi il Duomo, ha mosso i mulini, ha lavato la biancheria delle famiglie e oggi continua, ostinato, a essere il salotto dei milanesi.
Pochi lo sanno, ma fino agli anni Trenta del Novecento Milano era attraversata da una rete di canali che la rendeva paragonabile ad Amsterdam o a Bruges. I Navigli erano la spina dorsale di tutto questo: un sistema idraulico unico in Europa, costruito per portare merci, acqua e potere dentro le mura della città.
Nascono nel 1179, pochi anni dopo che il Barbarossa aveva raso al suolo Milano. La città, ricostruita, aveva bisogno di acqua per le fortificazioni, per i mulini, per i campi. Dal Ticino, attraverso un canale lungo cinquanta chilometri, arrivò la soluzione: il Naviglio Grande, completato nel 1272, fu il primo canale artificiale navigabile dell'Europa medievale.
Nel Quattrocento, sotto gli Sforza, i Navigli vennero ampliati e collegati alla cerchia interna della città. Fu in quegli anni che Leonardo da Vinci, chiamato a Milano da Ludovico il Moro, studiò il sistema delle conche di navigazione e progettò soluzioni idrauliche per superare i dislivelli tra i canali.
La Conca dell'Incoronata, ancora oggi visibile in via San Marco, è il prototipo del meccanismo poi diffuso in tutta Europa per permettere alle barche di salire e scendere fra livelli d'acqua diversi. Senza Leonardo, e senza Milano, l'idrografia europea sarebbe stata diversa.
I canali servivano soprattutto al trasporto. Per cinque secoli, le barche risalirono il Naviglio Grande cariche del marmo rosa di Candoglia, estratto in Val d'Ossola e destinato alla fabbrica del Duomo. Quel marmo, secondo una concessione del 1387 ancora formalmente valida, viaggia oggi su strada ma resta esente da dazi.
Nell'Ottocento la rete venne completata con il Naviglio Pavese, finito nel 1819 sotto gli austriaci, che collegava finalmente Milano a Pavia e quindi al Po. La Darsena, all'incrocio dei canali, divenne uno dei porti interni più trafficati d'Italia: ancora negli anni Cinquanta movimentava più merci di Trieste o di Genova in tonnellate annue.
Poi arrivò il Novecento. Tra il 1929 e il 1930 il regime fascista coprì la cerchia dei navigli interni in nome dell'igiene e del traffico automobilistico. È una decisione su cui i milanesi litigano ancora oggi, e ogni tanto qualcuno propone di riaprirli.
Ciò che resta in superficie è quello che si vede oggi: il Naviglio Grande, il Pavese, la Martesana e la Darsena. Abbastanza per capire cosa fosse stata Milano. Abbastanza per amarla così.
Per capire i Navigli bisogna camminarli a piedi, con calma, fuori dagli orari dell'aperitivo. È un quartiere fatto di case di ringhiera, cortili nascosti, atelier d'artista, antiquari, edicole storiche e botteghe artigiane che hanno resistito alla gentrificazione.
Il cuore è la Ripa di Porta Ticinese, lungo la riva sinistra del Naviglio Grande. Qui si concentra la maggior parte dei locali storici, ma anche il Vicolo dei Lavandai, lo scorcio più fotografato di Milano: un vecchio lavatoio in pietra coperto, dove fino agli anni Cinquanta le donne del quartiere venivano a sciacquare i panni nelle acque del Naviglio.
Sulla riva opposta si snoda l'Alzaia, il sentiero usato per secoli dai cavalli che trainavano le barche risalendo controcorrente. Oggi è una delle passeggiate più amate dai milanesi.
Più a sud, il Naviglio Pavese ha un'anima diversa: più giovane, meno turistica. Le facciate sono meno restaurate, gli appartamenti costano meno, e la vita notturna è quella dei milanesi veri, non delle gite del sabato.
Tra i due canali si apre la Darsena, l'antico bacino portuale ridisegnato per Expo 2015. È diventato un punto di ritrovo a tutte le ore: famiglie con i bambini la mattina, runner al tramonto, ragazzi seduti sui muretti a bere birra fino a tardi.
I Navigli, in fondo, sono questo: un pezzo di città che è cambiato moltissimo negli ultimi vent'anni, ma che ha trovato il modo di restare riconoscibile. Funziona perché vecchi milanesi, artisti, ristoratori e turisti convivono senza che nessuno prevalga sull'altro.
A Milano l'acqua si vede solo dove ha voluto resistere. I Navigli sono la prova che la città, sotto sotto, non ha mai smesso di essere un porto.Carlo Castellaneta
Il vecchio lavatoio coperto in pietra. Uno scorcio di Milano popolare rimasto identico a un secolo fa. Da vedere la mattina presto, quando non c'è nessuno.
L'antico porto di Milano, oggi piazza pubblica. Da qui partono le crociere sul Naviglio Grande. Il tramonto, in primavera, è uno dei migliori della città.
L'ultimo tratto visibile della Martesana prima della copertura. Conca di navigazione progettata da Leonardo da Vinci nel Quattrocento.
L'architettura tipica milanese di fine Ottocento: cortili lunghi, ballatoi sull'interno, una sola scala. Le più belle si nascondono dietro i portoni.
Basilica paleocristiana del IV secolo. Davanti, le sedici Colonne di San Lorenzo, di età romana imperiale. Uno dei rari pezzi di Milano antica rimasti in piedi.
La passeggiata sulla riva destra. Cinque chilometri tra atelier, antiquari, gallerie e quel che resta delle vecchie fabbriche. Il modo migliore per capire il quartiere.
Negli anni Settanta, nei bar di Ripa di Porta Ticinese, qualcuno cominciò a servire qualche tartina in più con il Negroni. Nel giro di vent'anni quella consuetudine è diventata un rito praticato in tutto il mondo.
I locali che hanno fatto la storia del cocktail milanese. Posti dove l'aperitivo non è ancora diventato una formula da menu.
Risotto giallo, ossobuco, cassoeula, mondeghili. Cucina lombarda di una volta, senza concessioni alla moda.
Napoletana verace, romana scrocchiarella, contemporanea ad alta idratazione. La zona più ricca di Milano per la pizza fatta bene.
Una manciata di indirizzi seri, alcuni stellati, nascosti nei cortili. Vale la pena prenotare con calma.
Giapponese, peruviana, libanese, etiope, vietnamita. Il quartiere più cosmopolita di Milano da mangiare.
| Quando | Cosa | Dove e perché |
|---|---|---|
| Ultima domenica | Mercatone dell'Antiquariato | Lungo l'Alzaia del Naviglio Grande. Oltre 380 espositori da tutta Italia: il mercatino di antiquariato all'aperto più grande d'Italia. |
| Aprile | Milano Design Week | La settimana del Salone del Mobile. La zona Tortona-Navigli diventa il centro mondiale del design con il Fuorisalone. |
| Giugno | Festa del Naviglio | Tre giorni di concerti, mostre, mercatini e sport sull'acqua. Si chiude con i fuochi d'artificio sulla Darsena. |
| Ogni sabato | Mercato della Terra | Sulla Darsena, organizzato da Slow Food. I produttori biologici della Lombardia portano frutta, verdura, formaggi, vino. |
| Aprile / ottobre | Crociere sul Naviglio | I battelli partono dalla Darsena per tour guidati lungo il Naviglio Grande. La città vista dall'acqua, come nel Quattrocento. |
| Dicembre | Oh Bej Oh Bej | Intorno alla festa di Sant'Ambrogio. Bancarelle, dolci, presepi, castagne. La fiera storica di Milano irradia su tutta la città. |